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CALCIATORI PROFESSIONISTI, CALCIATORI DILETTANTI E RICERCATORI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

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Ultimamente non ho letto quotidiani sportivi anche perché tutte le attività sportive sono ferme per via della pandemia da Coronavirus, o SarsCov2, o Covid-19 come ormai è entrato nel linguaggio di tutti. Non era mai accaduto che lo Sport in generale, ed il calcio in particolare, dalla massima serie, fino ai dilettanti, si fermasse, escluso i due periodi bellici della prima e della seconda guerra mondiale. Stiamo vivendo un periodo assai difficile per l’intera umanità e nessuno sa quando e come ne verremo fuori. In questi giorni siamo più impegnati a seguire i consigli e le teorie degli scienziati sul nemico che ci tiene prigionieri da più di un mese, che le gesta dei calciatori. La mia attenzione, però

, si è soffermata sulla tanto dibattuta questione della decurtazione degli stipendi dei calciatori di serie A. Fatta eccezione per la Juventus, intesa come società e giocatori, che in modo autonomo hanno deciso il taglio degli ingaggi, per tutte le altre società ancora non si arriva ad un accordo. La lega ha infatti proposto un taglio delle mensilità di marzo e aprile, secondo il principio “non produci non ti pago”, cosa sulla quale, trattandosi di emolumenti da capogiro, personalmente concordo, ma cosa assai più importante della mia opinione, ha trovato l’unanimità di tutta l’Assemblea della stessa Lega. l’Associazione Calciatori, per bocca del suo Presidente, ha giudicato la proposta della Lega irricevibile. Stiamo parlando di spiccioli per professionisti del calcio che sappiamo bene quanto guadagnano, in pratica, ad oggi, non c’è nessun accordo perché i calciatori, tramite il proprio sindacato, hanno fatto sapere che non intendono privarsi di un euro. Alla faccia della solidarietà! Di contro c’è la situazione del calcio dilettantistico, dove gli “ingaggi” ammontano a poco più del “reddito di cittadinanza”! E dove il Presidente della Lega solo qualche settimana fa dichiarava a proposito della ripresa delle attività agonistica: “ …..  Poi quando la diffusione del Covid-19 sarà solo un brutto ricordo, bisogna riprendere a giocare a calcio. Pensate che solo la Federazione Dilettantistica, ogni anno organizza dalle 550 mila alle 600 mila partite. In D annoveriamo club blasonati, grandi piazze e piccoli borghi. A costo di scendere in campo ogni tre giorni, occorre fare in modo di ricominciare e concludere la stagione agonistica. In sport americani come Nba ed hockey due gare alla settimana sono la regola, non vedo perché da noi non possa essere applicata in via del tutto eccezionale. Quando c’è un imprevisto, di solito ci si adatta. Ed è quel che faremo, se necessario andando anche oltre la deadline del 30 giugno.” Proposta proponibile per chiudere la stagione, ma improponibile nel paragonare il calcio dilettantistico alla NBA e l’hokey, entrambi il massimo dello sport professionistico statunitense. Nel calcio dilettantistico ci sono calciatori che hanno famiglia e che difficilmente percepiranno quei pochi euro di rimborsi spese, del mese di marzo ammesso che abbiano già percepito quello di febbraio! Sarebbe opportuno che le decurtazioni proposte per gli ingaggi ai professionisti andassero in soccorso proprio dei calciatori dilettanti e delle società dilettantistiche che rischiano davvero di sparire con la crisi che farà seguito a questa emergenza sanitaria. La maggior parte delle società dilettantistiche trae finanziamenti proprio dalle piccole aziende sparse sul territorio nazionale e che sono ormai chiuse da oltre 40 giorni e nessuno sa “se” e quando riapriranno. E il Presidente dell’A.I.C., dichiara che la proposta della Lega Calcio di A è “irricevibile”. Allo stesso modo i ricercatori e le ricercatrice dovrebbero rispondere ‘irricevibile’ quando gli propongono lo stipendio che difficilmente supera i 2000 euro.

Giovanni Cianfagna

 


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