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Cinque anni fa ci lasciava Vincenzo Cosco: lo Special Wolf della tifoseria rossoblù

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Ti voglio ricordare così, con il tuo solito sigaro spento tra i denti e il sorriso tra le labbra che ti accompagnava sempre.

Cinque anni fa il calcio regionale perdeva due attori principi, Tonino Molinari e dopo appena nove giorni Vincenzo Cosco. Il primo è stato tirato con la ‘giacchetta’ nel calcio e dopo averlo assaporato se ne innamorò, il secondo, invece, il calcio l’aveva nel sangue. Ci siamo conosciuti in una giornata fredda e piovosa, sul terreno fangoso del ‘Ventimila’, lui come calciatore della Turris e io come osservatore per il CRM. Solo qualche scambio di battute e la simpatia è stata reciproca, ci voleva poco allacciare un discorso con Vincenzo, ti metteva a suo agio, anche perché l’argomento era sempre il calcio. Ci ritrovammo a Campobasso, era uno dei tanti pupilli di Gino Scasserra, altro personaggio del calcio regionale che se ne andato troppo presto. Per Vincenzo è stato un periodo bellissimo, anche perché dopo la Turris nel cuore aveva il Campobasso. Ci siamo ritrovati a Bojano, e con Perrella presidente, riuscì a portare la squadra matesina in serie D. L’anno successivo ci ritrovammo a Termoli, altro campionato vincente, e quando gli chiesi qual’era la ricetta per vincere i campionati, lui mi rispose: “Alfò per vincere i campionati, oltre ad un allenatore buono, ci vogliono i giocatori bravi”. In un primo momento avevo compreso, ci vuole l’allenatore capace e giocatori di livello per la categoria. Poi riflettendo, lui ha detto l’allenatore buono e quindi di esperienza e i giocatori bravi. E, quel ‘bravo’ che io non avevo compreso. Lui intendeva, calciatori che erano capace di fare gruppo nello spogliatoio, perché il giocatore buono e non bravo, non veniva mai inserito nella sua lista. Ecco, questo era Vincenzo Cosco, che con tenace e la forza di combattere riuscì anche coronare il suo sogno segreto: allenare il Campobasso. Ci mise tanta di quella passione che riuscì a risollevare una squadra che balbettava nella zona bassa della classifica e portarla tra le squadre più brave. Ci ritrovammo nel suo paese dopo qualche mese dal terremoto di San Giuliano di Puglia, fu uno scambio di battute veloci, mi confermò che voleva emergere come allenatore: “Alfò se non hai uno sponsor alle spalle è difficile fare questo mestiere, ma io ci provo e voglio riuscirci”. Dopo qualche anno ci incrociammo nella sala riunione della Figc di Campobasso, lui era soddisfatto: “Alfò ho trovato il canale giusto, ho un paio di squadre di serie C, se ci riesco è fatta”. Dopo quell’incontro, Vincenzo si è fatto il giro dell’Italia, alla ricerca della serie B, voleva a tutti i costi assaporare quella categoria che gli avrebbe fatta da lancio nel massimo campionato italiano. Non riuscì ad assaporare la serie B non per la mancanza di capacità, ma perché il suo vero nemico era stato lì nell’ombra pronto a colpire nel momento migliore della sua carriera sportiva. Se ne andato, con il suo solito sorriso sulle labbra, e l’abbraccio di chi gli ha voluto bene… tutti quelli che l’hanno conosciuto. Vincenzo si è portato con se il segreto di come vincere i campionati: allenatore buono e calciatori bravi; e il riconoscimento più importante della tifoseria rossoblù di ‘Lupo Speciale’.


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