Campobasso, non è tempo di processi, diamogli fiducia.

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Domenica c’è il Foggia del maestro Zeman, prepariamoci ad assistere ad una partita di sacrificio.

Contro il Foggia, i rivali di sempre al pari del Benevento, Cudini deve fare la conta dei calciatori a disposizione, tra squalificati e infortuni, c’è da fare un bel pensiero per un pellegrinaggio al Santuario di Castelpetroso, prima che crolli tutta l’impalcatura. In sostanza, domenica prepariamoci ad assistere ad una partita di sacrificio. Dopo l’exploit contro la Turris ci siamo fatti prendere dall’euforia e la festa potesse prolungarsi nel tempo. Invece, è stato sufficiente il flop di qualche gara per leggere dei post che nulla a che fare con il calcio. Il calcio a Campobasso non è differente da quello tipico italiano: chi tocca quei “fili” è segnato. Se veleggi con il vento in poppa, tutti sono pronti a navigare con il capitano di turno, ma al primo segnale di un temporale si scende al primo attracco. Sono passati pochi mesi da quella serata magica: dirigenti, allenatore e calciatori accolti come ‘eroi’. E’ il caso di mettere tutto in discussione dopo un periodo no? Dai film del passato sembrerebbe proprio di no. E allora, è inutile contare gli errori della dirigenza, dello staff tecnico e dei calciatori. Continuare a infilare il coltello nella piaga è da masochisti.

E’ arrivato il momento di ammorbidire il linguaggio e sotterrare vecchi rancori.

E’ arrivato il momento di guardare al futuro, e fermare quel vortice di risentimenti che potrebbe trascinarci tutti nel baratro senza ritorno.

E’ arrivato il momento di sgombrare quella foschia di sfiducia. Col senno del poi, non si fa il bene del Campobasso.


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